RUNNING: NICCOLÓ BRIAMONTE

Secondo l’indagine di Istituto Piepoli e Fidal Runeconomy uscita a maggio di quest’anno, sono sette milioni gli italiani che corrono almeno una volta alla settimana. Risulta che il 59% degli italiani corre almeno una volta al mese, il 7% corre tutti i giorni – con le donne che superano gli uomini – il 33% corre 3 volte a settimana, il 19% da una a tre volte al mese.

Solo il 12% dei runner occasionali sembra partecipare a gare competitive.

In questo quadro, che vede in crescita il fenomeno dei runner e delle città che cercano soluzioni anche tecnologiche per metterli a proprio agio e offrire servizi, si inserisce perfettamente il nostro protagonista di oggi, Niccolò Briamonte. Un influencer che spacca su Instagram e fa divertire con la sua simpatia e immagini bellissime da tutto il mondo.

Non lo conoscete? Rimediamo subito.

 

Ciao a tutti, sono Niccolò Briamonte.

Mi occupo principalmente di organizzazione eventi, sono un freelance producer.

Il mio percorso di studi è stato in Economia, Marketing e Comunicazione, ma alla fine mi occupo di quello che ho sempre fatto fin dopo il liceo per passione, ovvero organizzare eventi, comunicare cose, stare sempre in mezzo alla gente.

Il mio lavoro non è strettamente legato allo sport. Lo sport per me è pura passione, è un passatempo.

Ho iniziato a correre nel 2014, per preparare la maratona di New York. Pensavo che fosse “una volta nella vita” invece non è stato così.

Le mie skill e la mia indole mi hanno aiutato a comunicare la mia passione per la corsa e la maratona. Non ho mai raggiunto successi sportivi perché non sono agonista, pratico per divertirmi. Lo faccio perché finire le maratone mi suscita una grande emozione. Le maratone mi piacciono perché sono alla portata di tutti.

Un risultato di cui sono fiero, per farvi capire, è stato dopo alcuni anni, riuscire a chiudere la maratona di Berlino sotto le 4 ore, a settembre scorso. Sono stato molto contento. Anche se è un tempo molto normale, mi è piaciuto.

La maratona di New York però è quella a cui sono più legato, quella che corro tutti gli anni: per me è sempre un’emozione unica. Vado lento, tranquillo, me la godo.

È stata quella che mi ha fatto capire che avrei voluto rifarlo ancora e ancora.

I canali social sono importanti per trasmettere la mia passione sportiva, che comunico con un linguaggio scanzonato legato al mio divertimento, alla mia passione per lo stare insieme e divertirsi.

Uso i social un po’ come viene, ci sto attento ma non troppo, non mi pongo problemi pensando a quanti like prenderò. Pubblico foto che mi piacciono e sono fighe per me. Nelle stories sto attento per avere uno stile riconoscibile, ma per me l’importante è fare le cose. Mi butto anche senza troppa preparazione.

Progetti interessanti a cui ho partecipato come influencer sono stati la maratona di Berlino, con Nike, per cui sono stato protagonista di una puntata di Sky Icarus. In pratica si è trattato di un documentario in cui ho raccontato la mia esperienza di preparazione e partecipazione alla maratona, insieme a un’altra ragazza. È stata un’esperienza molto bella e importante. La più ufficiale e istituzionale di questi ultimi anni.

Quest’anno poi sono stato Ambassador della maratona di New York, invitato da loro. Dovevo scrivere per promuovere l’iscrizione alla lottery, raccontare la mia esperienza legata a tutte le volte che ho corso, spiegare perché la suggerisco, perché è così importante e speciale, diversa dalle altre. Sono miei quindi diversi articoli del blog ufficiale della  NYC Marathon per promuovere l’evento. Mi sono sentito molto onorato.

Qui il profilo Instagram di Niccolò: https://www.instagram.com/nbrmnt/

 

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POLE DANCE: VIOLA VALSECCHI

La pole dance – che non va confusa con la lap dance – unisce ginnastica e danza, in una disciplina che si esegue con la pertica. La pole dance è a tutti gli effetti un’attività sportiva. Prevede l’esecuzione di figure acrobatiche, che richiedono notevoli prove di forza, resistenza, flessibilità, agilità e coordinazione.

Il primo campionato italiano, a cura della Federazione Italiana di Pole Dance, si è svolto a Roma nel 2010, mentre dal 2013 le associazioni IPSF e POSA organizzano una competizione annuale a livello italiano, compresa tra le competizioni ufficiali da A.I.D.A.S. (Associazione Italiana Discipline Acrobatiche Sportive).

Sapete che in Italia abbiamo una campionessa? Si chiama Viola Valsecchi e qui ci racconta di lei.

 

Ciao, sono Viola.

Mi sono laureata scienze motorie poi ho fatto una specialistica in Scienze, Tecnica e Didattica dello Sport presso l’Università degli studi di Milano, quindi mi sono trasferita in Olanda per lavoro. Ho iniziato a praticare la pole dance durante l’università, per svago, poi ho ricevuto una formazione specifica riferita alla pole dance in Olanda dall’insegnante e campionessa  Yvonne Smink. Ho ottenuto diversi podi e vittorie a livello nazionale in Olanda, intanto ho sempre partecipato a gare agonistiche di atletica.

Pian piano ho iniziato ad aumenta la pratica della pole dance, ho cominciato ad affiancare un’insegnante, ho partecipato alle prime gare, fino a quando non sono tornata in Italia dove ho continuato a praticarla a livello privato. Ho iniziato a ricevere richieste di insegnamento, così a settembre 2014 ho aperto una scuola mia, The Pole Terrace, insieme a Enrico Grasso, che pratica e insegna calisthenics. Abbiamo anche corsi correlati alle discipline, come ad esempio quelli per il potenziamento.

In parallelo nel 2012 ho iniziato un percorso di formazione da osteopata, che ho terminato nel 2018, per cui assisto anche i miei clienti da questo punto di vista, con un focus speciale anche per bambini e donne in gravidanza.

 

Guardando alla mia carriera sportiva, un successo che mi ha dato particolare soddisfazione e spinta ad andare avanti è stato il terzo posto ai campionati italiani nel 2017. Uscivo da un grave incidente e avevo dovuto fare un periodo di fermo per circa un anno. Pensate che facevo lezione da seduta, con indosso la fascia lombare. La vittoria mi ha aiutata dal punto di vista morale: ho capito che ci potevo credere ancora. È stato un pass per il mondiale del 2018 dove poi ho raggiunto il terzo posto, gareggiando con atleti molto forti provenienti da tutto il mondo. È stato emozionante confrontarmi con i modelli che seguivo su Instagram. Ho capito che potevo andare avanti e dopo quello è stato tutto in discesa.

Tra le altre cose ho partecipato anche a spettacoli teatrali come acrobata – ad esempio per il Teatro alla Scala ho fatto Pagliaccio e Cavalleria Rusticana, Giovanna d’Arco, Tamerlano.

 

I canali social sono la base della mia promozione sia personale che della scuola.

Con il mio account Instagram privato pubblico video dei miei esercizi e di quelli delle allieve. Coreografie di mia produzione, che condivido anche su gruppi di pole dance italiani. Mostro cosa viene fatto durante le lezioni, le combinazioni di figure eseguite a vari livelli. Utilizzo format di “mini tutorial” che sono gli stessi che eseguo durante i miei corsi.

Su Instagram o Facebook della scuola mostro invece figure o combinazioni nuove, di livello più avanzato. Condivido risultati sportivi miei o dei miei atleti, anche riguardanti il calisthenics.

Pubblico anche successi pre e post trattamenti osteopatici, sia sportivi che non, mostrando la soluzione a problemi o dolori di vario genere.

I social si inseriscono in una strategia di comunicazione più allargata. Abbiamo il nostro sito e lavoriamo con campagne su Google. Collaboriamo con riviste sia online che cartacee, come ad esempio quelle locali di Lecco.

Ora sono in un momento di fermo perché lo studio da osteopata mi impegna molto, ma conto di ricominciare prima possibile.

 

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Scherma: Michele Torella e l’Accademia Scherma Marchesa

C’è chi pensa che la scherma sia uno sport da combattimento, ma la parola stessa di origine longobarda lo dice bene: la scherma non nasce per aggredire, bensì per difendersi.

Un’altra credenza diffusa è che la scherma sia uno sport elitario, praticabile solo da pochi fortunati. Se un tempo era effettivamente così, oggi possiamo affermare che la scherma è uno sport per tutti.

Lo sa bene Michele Torella, presidente dell’Accademia Scherma Marchesa e vicepresidente della Federazione Piemontese di scherma, che ha fatto sì che questa disciplina arrivasse alla portata di tutti, anche attraverso i social.

 

Ciao, sono Michele Torella, da sempre appassionato di scherma, fin da piccolo.

Ho praticato per pochissimo la scherma poiché all’epoca (fine anni ‘60) era uno sport molto elitario e i miei non potevano seguirmi visto che a Torino c’era solo una società al Valentino.

Dopo aver praticato vari sport – dall’atletica, all’hockey su ghiaccio e alla pallavolo – ho ritrovato la scherma durante il servizio militare come Ufficiale della Folgore.

Con la nascita di mio figlio e il suo desiderio di fare scherma, è stato naturale il mio coinvolgimento prima come padre, poi come consigliere e ora come Presidente nell’Accademia Scherma Marchesa.

 

L’Accademia Scherma Marchesa nasce nel 1980 con l’intento di propagandare e divulgare lo sport della scherma, spesso considerato esclusivo e di élite.

Lo staff tecnico è diretto da Dario Chiadò, Maestro della Nazionale assoluta di spada, e composto da 6 tecnici e 2 preparatori atletici.

Parallelamente a una intensa attività promozionale presso le scuole Torinesi e dei comuni limitrofi, che coinvolge circa 60 classi l’anno ed oltre 700 ragazzi, l’Associazione coltiva un settore agonistico di altissimo livello composto da atleti di spicco in forza ai Gruppi Sportivi Militari della Polizia di Stato, Carabinieri, Esercito, Aeronautica Militare, ma animato da un folto gruppo di giovani promesse e semplici appassionati, per un insieme di oltre 150 soci.

I risultati ottenuti nella passata stagione hanno posizionato l’Accademia come 1° Società in Piemonte, 1° società italiana a livello under 20 nella spada e 6° società italiana a livello assoluto su 329 Società tesserate alla Federazione Italiana Scherma.

 

Sono arrivato nel 2000 con mio figlio e dopo aver collaborato all’organizzazione dei Campionati del Mondo di Scherma di Torino 2006, ho assunto la dirigenza dell’Accademia.

Certamente aver organizzato i Campionati del Mondo del 2006 è stata un’esperienza fantastica, che ha fatto scuola a livello personale e internazionale, ma portare per la 12° volta consecutiva una Coppa del Mondo a Torino mi rende particolarmente orgoglioso, specialmente perché posso fregiare l’evento con i colori dell’Accademia scherma Marchesa.

 

Dal 2009 sono anche Presidente del Comitato Organizzatore della Coppa del Mondo di Fioretto che si disputa a Torino. Si tratta del FENCING GRAND PRIX – TROFEO INALPI” unica prova europea di Coppa del Mondo Assoluta di Fioretto, divenuta nel 2011 unica tappa europea del massimo circuito internazionale Gran Prix, grande evento di altissimo rilievo internazionale che coinvolge Campioni e Campionesse mondiali e olimpici italiani e stranieri, provenienti da tutto il mondo. Si disputano solo 3 prove al mondo e dopo Torino le gare successive sono ad Anaheim (USA) e Shanghai (Cina).

 

La volontà di crescere e diventare un polo importante di questo sport, non solo a livello piemontese, ma anche nazionale, ha fatto sì che mi orientassi verso una struttura organizzativa sociale e sportiva di alto livello qualificando la struttura tecnica e specializzando la capacità gestionale della dirigenza.

Dai circa 50 atleti del 2006, oggi nel 2019 siamo a circa 180 atleti appartenenti a tutte le categorie agonistiche con molti atleti nella rosa nazionale e nei corpi militari.

I risultati conseguiti mi hanno permesso di dare un contributo importante anche a livello federale e dal 2012 rivesto il ruolo di Vice Presidente del Comitato Regionale Piemonte e Valle d’Aosta della Federscherma.

 

In questi anni la io e l’Accademia Scherma Marchesa siamo stati insigniti delle seguenti massime onorificenze CONI:

  • Stella d’Argento al Merito Sportivo alla Società Accademia Scherma Marchesa
  • Stella di Bronzo al Merito Sportivo al Presidente Michele Torella
  • Palma d’Argento al Merito Tecnico Maestro Dario Chiadò
  • Palma di Bronzo al Merito Tecnico Maestro Dario Chiadò

 

In questi ultimi anni la comunicazione è cambiata moltissimo e l’apporto dei “social media” è ormai determinate per farsi conoscere e veicolare la propria immagine.

Anche la ricerca di partner che vogliono investire in questa disciplina di classe passa attraverso i social.

Il contenimento dei costi rispetto alla comunicazione tradizionale “above the line” è determinante per una società sportiva, inoltre questi canali online ci permettono di essere sempre presenti in tempo reale e dare la giusta visibilità ai risultati conseguiti e agli atleti che ottengono le vittorie.

Abbiamo un sito e diverse pagine Facebook ufficiali:

 

(by Teresa Balzano)

PATTINAGGIO SUL GHIACCIO: NICOLE DELLA MONICA

Il pattinaggio di figura è uno sport invernale che viene praticato individualmente, in coppia oppure in squadra. Lo scopo è eseguire esercizi il più possibile complessi componendo passi, salti, trottole e figure in modo armonioso, scivolando sul ghiaccio con i pattini ai piedi e muovendosi a ritmo di musica. Le discipline olimpiche di pattinaggio sono quattro: maschile, individuale femminile, coppia di danza e coppia di artistico.

Trai vari talenti italiani di pattinaggio artistico, abbiamo Nicole, che ha rappresentato il nostro Paese ai Giochi Olimpici di Soči 2014 e di Pyeongchang 2018. Gareggia nel concorso a coppie, insieme a Matteo Guarise. Conosciamola insieme.

Ciao, mi chiamo Nicole Della Monica e sono una pattinatrice su ghiaccio da che ne ho ricordo.
All’età di 17 anni sono passata dal singolo alla coppia e per potermi allenare la mattina ho dovuto sospendere gli studi superiori che però ho finito a 21 anni quando per un intero anno ho smesso di allenarmi e gareggiare.
Non ho mai intrapreso l’università perché i percorsi di studio che avrei voluto fare pretendevano l’obbligo di frequenza e io non ne avevo la possibilità.
Dopo la prima olimpiade del 2010 ho ottenuto tramite un corso il brevetto di allenatrice e ho iniziato a insegnare ai bambini.
Un anno e mezzo fa invece abbiamo avuto la fortuna di essere arruolati in Polizia di Stato nel gruppo sportivo delle Fiamme Oro e quindi ad oggi il mio sport è a tutti gli effetti il mio lavoro.

Il mio successo più grande non è stata una vittoria, bensì uno storico 5° posto ai mondiali del 2018 in casa a Milano in cui abbiamo espresso il massimo e regalato al pubblico italiano una gara indimenticabile.
A livello di crescita ogni gara aggiunge un mattoncino per la nostra costruzione e ogni volta l’esperienza è grande e ci regala emozioni forti.
Si cresce continuamente e finché ci sarà margine noi andremo avanti.

Mi piace utilizzare i social per raccontare di me e di noi, per condividere con i fan le fatiche di tutti i giorni, le gioie e anche i dolori perché non c’è solo la gara, noi non siamo solo atleti, ma siamo soprattutto persone come tutte le altre a cui piace rapportarsi con i nostri sostenitori ai quali sembra sempre strano che noi rispondiamo. Ma è questo il bello di questi canali, ti permettono di raggiungere molte persone con effetto immediato e loro seguono molto ciò che facciamo, diciamo o utilizziamo.
Per questo motivo ho deciso di utilizzare nello specifico Instagram per diffondere un messaggio per me molto importante che è quello dell’ecosostenibilità e quindi ho iniziato a condividere ogni giorno un qualcosa relativo all’argomento, come piccoli consigli per ridurre lo spreco della plastica monouso o anche la mia esperienza in quel campo. Per me è un progetto importantissimo e sono felice di vedere che in molti mi rispondono con ulteriori consigli e accorgimenti!

Qui

 

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TRIATHLON: MARCELLO UGAZIO

Il triathlon è uno sport individuale o a squadre, che prevede 3 discipline: il famoso mix swim-bike-run.

Specialità olimpica dal 2000 sia femminile che maschile, si divide in categorie differenti a seconda delle distanze da percorrere.

La categoria più breve si chiama Supersprint e prevede 400 metri di nuoto, 10 kilometri di bicicletta, 2,5 kilometri di corsa. Quella più lunga invece, chiamata Ironman, prevede 3.800 metri di nuoto, 180 kilometri di ciclismo e 42,195 kilometri di corsa.

Tra questi due estremi ci sono altre 7 categorie, tra cui quella che pratica il nostro protagonista di oggi. Conosciamo insieme Marcello Ugazio.

Ciao a tutti, mi chiamo Marcello Ugazio. Ho 23 anni e sono un triathleta professionista dal 2017.

Il triathlon è nato nel 1977 alle Hawaii, dove si cercava di capire quale fosse la disciplina più dura tra il nuoto, la bici o la maratona. Venne così l’idea di percorrerle tutte insieme una dopo l’ altra e nacque così il triathlon nella sua distanza sovrana, che è l’ Ironman.

Per me lo sport – e il triathlon in particolare – è prima di tutto una grande passione che ho fin da quando ero bambino.

Proprio da allora inizia il lungo percorso che mi ha portato a gareggiare ad alti livelli fino a diventare campione mondiale U23 di triathlon cross nel 2018.

Il mio più grande successo è stato vincere il titolo di campione Italiano assoluto di triathlon Olimpico sempre nel 2018,  in cui si percorrono prima 1.500 metri di nuoto, poi 40 kilometri in bicicletta su strada e infine 10 kilometri di corsa. Si tratta della stessa distanza che si disputa alle Olimpiadi.

La mia giornata tipo? Prevede un allenamento la mattina di corsa, seguito da un altro in bicicletta su strada o mountain bike, quindi pausa, poi sessione di stretching, nuoto e forza in palestra.

Adoro soprattutto fare dei lunghi giri in bicicletta in salita, come anche fare corse in montagna.

Praticare triathlon ad alti livelli è molto impegnativo perchè a fine giornata sei sempre stanco, ma la cosa più bella è gareggiare e ritrovare gli amici che condividono con te gioie e dolori.

Quest’anno per me è stato particolarmente duro perchè ho avuto un grave infortunio alla caviglia che non mi ha permesso di praticare sport per molti mesi. Proprio in questa occasione mi sono reso conto dell’importanza dei canali social.

Ho infatti avuto sempre il calore dei miei follower, che mi hanno sostenuto anche nei momenti più difficili. Anche gli sponsor hanno investito comunque su di me, perchè potevano avere visibilità grazie al mio continuo impegno.

Sono presente su Facebook, Instagram dove mi diverto raccontando le mie storie di vita quotidiana e Twitter.

Inoltre ho un sito personale in cui racconto le mie gare: http://marcellougazio.com/

Il mio progetto più grande? E’ in fase di costruzione: vivere di sport per lo sport!

 

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NUOTO/FARFALLA: ILARIA BIANCHI

“Delfino” o “Farfalla”? I due termini indicano lo stesso stile di nuoto, ma solo quello denominato “Farfalla” si pratica a livello agonistico.

Originariamente la Farfalla è nata come un’evoluzione della Rana, perché gli atleti si sono resi conto che recuperare le braccia fuori dall’acqua e non sotto, permette di aumentare la velocità. Quando ormai quasi nessuno nuotava più seguendo lo stile canonico, è stato codificato questo nuovo stile.

Il Delfino nasce poi come evoluzione della Farfalla, che si differenzia principalmente nell’azione della gambata. Nella Farfalla le gambe si muovevano come nella rana e per ogni bracciata si effettuava solo una gambata. In seguito, la Federazione Internazionale del Nuoto ha proibito la gambata a rana – riservata alle gare master – permettendo agli agonisti solo la gambata dall’alto verso il basso, a gambe unite e sincrone.

Nella nazionale di nuoto, abbiamo una specialista della Farfalla. Si chiama Ilaria e abbiamo fatto quattro chiacchiere con lei.

 

Ciao a tutti, sono Ilaria Bianchi, ho 29 anni e nuoto in maniera agonistica fin da quando ne avevo 5.

La mia specialità è lo stile farfalla: ho partecipato a 3 olimpiadi nei 100 metri farfalla e punto alla mia quarta partecipazione, che sarebbe un’impresa che poche atlete hanno realizzato. Soprattutto nuotatrici donne e italiane.

Sempre per i 100 farfalla ho detenuto il record italiano per 11 anni consecutivi e ho vinto una medaglia a livello internazionale.

Ripensando al mio percorso, non ricordo un successo sportivo in particolare. Quando ottieni il tuo risultato più grande – per me è stato a Londra, un quinto posto alle olimpiadi con record italiano dell’epoca – ti rendi conto a che livello sei arrivato, quanto può pagare il lavoro che fai in piscina ogni giorno e quanta fatica fai.

Spesso rifletto e mi rendo conto degli errori che si fanno, nel nuoto e nella vita. Guardo gli altri intorno a me e vedo che si perdono per poco: atleti che si allenano tutto l’anno, concentrati, si allenano in modo impeccabile, poi quando arrivano alla gara, che è quello che vuoi fare, che è il tuo obiettivo finale, che ti da di più, si annientano per paura o per tensione.

È una cosa brutta che vedo e mi sorprende. Per questo cerco di non rovinare tutto così.

Cerco di tenere i nervi saldi e dare il massimo per ottenere il massimo.

I social? Pensavo di usarli bene poi vedendo gli influencer sportivi più famosi mi rendo conto che c’è ancora molto da fare. Perché è un lavoro vero e proprio e occupa tantissimo tempo. Purtroppo lo metto in secondo piano perché il resto mi occupa il 90% della giornata.

Però mi rendo conto che funzionano molto bene: l’anno scorso realizzavo e pubblicavo video in cui mostravo i miei allenamenti in piscina e in palestra e avevo avuto un bel feedback. Giovani e adulti mi scrivevano, mi chiedevano informazioni, mi domandavano di farne altri o di fare cose specifiche. Sono canali che mi piacerebbe curare di più.

 

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