PATTINAGGIO SUL GHIACCIO: NICOLE DELLA MONICA

Il pattinaggio di figura è uno sport invernale che viene praticato individualmente, in coppia oppure in squadra. Lo scopo è eseguire esercizi il più possibile complessi componendo passi, salti, trottole e figure in modo armonioso, scivolando sul ghiaccio con i pattini ai piedi e muovendosi a ritmo di musica. Le discipline olimpiche di pattinaggio sono quattro: maschile, individuale femminile, coppia di danza e coppia di artistico.

Trai vari talenti italiani di pattinaggio artistico, abbiamo Nicole, che ha rappresentato il nostro Paese ai Giochi Olimpici di Soči 2014 e di Pyeongchang 2018. Gareggia nel concorso a coppie, insieme a Matteo Guarise. Conosciamola insieme.

Ciao, mi chiamo Nicole Della Monica e sono una pattinatrice su ghiaccio da che ne ho ricordo.
All’età di 17 anni sono passata dal singolo alla coppia e per potermi allenare la mattina ho dovuto sospendere gli studi superiori che però ho finito a 21 anni quando per un intero anno ho smesso di allenarmi e gareggiare.
Non ho mai intrapreso l’università perché i percorsi di studio che avrei voluto fare pretendevano l’obbligo di frequenza e io non ne avevo la possibilità.
Dopo la prima olimpiade del 2010 ho ottenuto tramite un corso il brevetto di allenatrice e ho iniziato a insegnare ai bambini.
Un anno e mezzo fa invece abbiamo avuto la fortuna di essere arruolati in Polizia di Stato nel gruppo sportivo delle Fiamme Oro e quindi ad oggi il mio sport è a tutti gli effetti il mio lavoro.

Il mio successo più grande non è stata una vittoria, bensì uno storico 5° posto ai mondiali del 2018 in casa a Milano in cui abbiamo espresso il massimo e regalato al pubblico italiano una gara indimenticabile.
A livello di crescita ogni gara aggiunge un mattoncino per la nostra costruzione e ogni volta l’esperienza è grande e ci regala emozioni forti.
Si cresce continuamente e finché ci sarà margine noi andremo avanti.

Mi piace utilizzare i social per raccontare di me e di noi, per condividere con i fan le fatiche di tutti i giorni, le gioie e anche i dolori perché non c’è solo la gara, noi non siamo solo atleti, ma siamo soprattutto persone come tutte le altre a cui piace rapportarsi con i nostri sostenitori ai quali sembra sempre strano che noi rispondiamo. Ma è questo il bello di questi canali, ti permettono di raggiungere molte persone con effetto immediato e loro seguono molto ciò che facciamo, diciamo o utilizziamo.
Per questo motivo ho deciso di utilizzare nello specifico Instagram per diffondere un messaggio per me molto importante che è quello dell’ecosostenibilità e quindi ho iniziato a condividere ogni giorno un qualcosa relativo all’argomento, come piccoli consigli per ridurre lo spreco della plastica monouso o anche la mia esperienza in quel campo. Per me è un progetto importantissimo e sono felice di vedere che in molti mi rispondono con ulteriori consigli e accorgimenti!

Qui

 

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TRIATHLON: MARCELLO UGAZIO

Il triathlon è uno sport individuale o a squadre, che prevede 3 discipline: il famoso mix swim-bike-run.

Specialità olimpica dal 2000 sia femminile che maschile, si divide in categorie differenti a seconda delle distanze da percorrere.

La categoria più breve si chiama Supersprint e prevede 400 metri di nuoto, 10 kilometri di bicicletta, 2,5 kilometri di corsa. Quella più lunga invece, chiamata Ironman, prevede 3.800 metri di nuoto, 180 kilometri di ciclismo e 42,195 kilometri di corsa.

Tra questi due estremi ci sono altre 7 categorie, tra cui quella che pratica il nostro protagonista di oggi. Conosciamo insieme Marcello Ugazio.

Ciao a tutti, mi chiamo Marcello Ugazio. Ho 23 anni e sono un triathleta professionista dal 2017.

Il triathlon è nato nel 1977 alle Hawaii, dove si cercava di capire quale fosse la disciplina più dura tra il nuoto, la bici o la maratona. Venne così l’idea di percorrerle tutte insieme una dopo l’ altra e nacque così il triathlon nella sua distanza sovrana, che è l’ Ironman.

Per me lo sport – e il triathlon in particolare – è prima di tutto una grande passione che ho fin da quando ero bambino.

Proprio da allora inizia il lungo percorso che mi ha portato a gareggiare ad alti livelli fino a diventare campione mondiale U23 di triathlon cross nel 2018.

Il mio più grande successo è stato vincere il titolo di campione Italiano assoluto di triathlon Olimpico sempre nel 2018,  in cui si percorrono prima 1.500 metri di nuoto, poi 40 kilometri in bicicletta su strada e infine 10 kilometri di corsa. Si tratta della stessa distanza che si disputa alle Olimpiadi.

La mia giornata tipo? Prevede un allenamento la mattina di corsa, seguito da un altro in bicicletta su strada o mountain bike, quindi pausa, poi sessione di stretching, nuoto e forza in palestra.

Adoro soprattutto fare dei lunghi giri in bicicletta in salita, come anche fare corse in montagna.

Praticare triathlon ad alti livelli è molto impegnativo perchè a fine giornata sei sempre stanco, ma la cosa più bella è gareggiare e ritrovare gli amici che condividono con te gioie e dolori.

Quest’anno per me è stato particolarmente duro perchè ho avuto un grave infortunio alla caviglia che non mi ha permesso di praticare sport per molti mesi. Proprio in questa occasione mi sono reso conto dell’importanza dei canali social.

Ho infatti avuto sempre il calore dei miei follower, che mi hanno sostenuto anche nei momenti più difficili. Anche gli sponsor hanno investito comunque su di me, perchè potevano avere visibilità grazie al mio continuo impegno.

Sono presente su Facebook, Instagram dove mi diverto raccontando le mie storie di vita quotidiana e Twitter.

Inoltre ho un sito personale in cui racconto le mie gare: http://marcellougazio.com/

Il mio progetto più grande? E’ in fase di costruzione: vivere di sport per lo sport!

 

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NUOTO/FARFALLA: ILARIA BIANCHI

“Delfino” o “Farfalla”? I due termini indicano lo stesso stile di nuoto, ma solo quello denominato “Farfalla” si pratica a livello agonistico.

Originariamente la Farfalla è nata come un’evoluzione della Rana, perché gli atleti si sono resi conto che recuperare le braccia fuori dall’acqua e non sotto, permette di aumentare la velocità. Quando ormai quasi nessuno nuotava più seguendo lo stile canonico, è stato codificato questo nuovo stile.

Il Delfino nasce poi come evoluzione della Farfalla, che si differenzia principalmente nell’azione della gambata. Nella Farfalla le gambe si muovevano come nella rana e per ogni bracciata si effettuava solo una gambata. In seguito, la Federazione Internazionale del Nuoto ha proibito la gambata a rana – riservata alle gare master – permettendo agli agonisti solo la gambata dall’alto verso il basso, a gambe unite e sincrone.

Nella nazionale di nuoto, abbiamo una specialista della Farfalla. Si chiama Ilaria e abbiamo fatto quattro chiacchiere con lei.

 

Ciao a tutti, sono Ilaria Bianchi, ho 29 anni e nuoto in maniera agonistica fin da quando ne avevo 5.

La mia specialità è lo stile farfalla: ho partecipato a 3 olimpiadi nei 100 metri farfalla e punto alla mia quarta partecipazione, che sarebbe un’impresa che poche atlete hanno realizzato. Soprattutto nuotatrici donne e italiane.

Sempre per i 100 farfalla ho detenuto il record italiano per 11 anni consecutivi e ho vinto una medaglia a livello internazionale.

Ripensando al mio percorso, non ricordo un successo sportivo in particolare. Quando ottieni il tuo risultato più grande – per me è stato a Londra, un quinto posto alle olimpiadi con record italiano dell’epoca – ti rendi conto a che livello sei arrivato, quanto può pagare il lavoro che fai in piscina ogni giorno e quanta fatica fai.

Spesso rifletto e mi rendo conto degli errori che si fanno, nel nuoto e nella vita. Guardo gli altri intorno a me e vedo che si perdono per poco: atleti che si allenano tutto l’anno, concentrati, si allenano in modo impeccabile, poi quando arrivano alla gara, che è quello che vuoi fare, che è il tuo obiettivo finale, che ti da di più, si annientano per paura o per tensione.

È una cosa brutta che vedo e mi sorprende. Per questo cerco di non rovinare tutto così.

Cerco di tenere i nervi saldi e dare il massimo per ottenere il massimo.

I social? Pensavo di usarli bene poi vedendo gli influencer sportivi più famosi mi rendo conto che c’è ancora molto da fare. Perché è un lavoro vero e proprio e occupa tantissimo tempo. Purtroppo lo metto in secondo piano perché il resto mi occupa il 90% della giornata.

Però mi rendo conto che funzionano molto bene: l’anno scorso realizzavo e pubblicavo video in cui mostravo i miei allenamenti in piscina e in palestra e avevo avuto un bel feedback. Giovani e adulti mi scrivevano, mi chiedevano informazioni, mi domandavano di farne altri o di fare cose specifiche. Sono canali che mi piacerebbe curare di più.

 

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Personal Trainer: Nicoló Calvo

Si fa presto a dire Personal Trainer. La prima cosa a cui si pensa sono i muscoli, ma per svolgere questa professione bisogna prima studiare parecchio. E le capacità che bisogna avere per raggiungere livelli alti non sono da tutti.

Il personal trainer infatti, oltre a definire e gestire l’esercizio fisico in maniera personalizzata e mirata, sulla base degli obiettivi e delle esigenze di colui che pratica attività fisica per migliorare la propria forma o la propria salute, ha un ruolo importante nella motivazione e nell’educazione a uno stile di vita salutare.

La formazione degli allenatori è continua e interdisciplinare: servono conoscenze tecniche di allenamento, ma anche approfondimenti e aggiornamenti su aspetti legati al fisico e alla psicologia.

Tra i più importanti PT italiani di Virgin Active c’è Nicolò Calvo. Ci siamo fatti raccontare la sua esperienza.

 

Ciao! Sono Nicolò Calvo, ho 28 anni e lavoro come Personal Trainer in Virgin Active, presso il club Milano Cavour.

Pratico sport da sempre: dal calcio al basket, dal basket alla pallanuoto, dalla pallanuoto alla boxe, dalla boxe al fitness. Ho sempre dedicato parte delle mie giornate allo sport, ma è il motivo è semplice: non sono mai riuscito a farne a meno.

Sono nato a Finale Ligure e nel 2014, dopo molti anni nel settore turistico, ho deciso di resettare la mia vita e di trasformare la mia passione primaria, ovvero lo sport, in una professione. Quindi mi sono trasferito a Milano.

Grazie ai vari percorsi, alle certificazioni ISSA EUROPE, agli studi sulla biomeccanica applicata alla fisiologia e la composizione corporea, e allo studio nutrizionale della biochimica degli alimenti, nel 2015 ho iniziato a lavorare come personal trainer presso la palestra Tonic.

Ho cominciato a unire passione, buona comunicazione con i clienti grazie ai molti anni nel settore turistico e conoscenze tecniche e sono stati 3 anni molto impegnativi ma che mi hanno insegnato tanto. È stata una sorta di “gavetta”.

A gennaio di quest’anno sono riuscito a fare il grande salto e ho iniziato a lavorare presso Virgin Active in Piazza Cavour a Milano. Grazie al clima fantastico all’interno del club mi sono inserito velocemente. Si tratta di uno dei club più esclusivi d’Italia, così ho l’opportunità di allenare anche celebrities come Fred de Palma, le sorelle Mega e Valentina Fradegada, Giulia Salemi.

Un grosso aiuto lo devo anche al lavoro svolto in questi anni sui miei canali social in particolare Instagram, che uso come sorta di “integratore” al mio lavoro.

Tramite questi canali riesco a trasmettere la serenità e la passione che metto ogni giorno nel mio lavoro. Ricevo moltissimi messaggi o richieste da persone che vorrebbero essere seguite o che mi chiedono consigli.

Penso che i miei punti forti siano la determinazione e l’ambizione.

Per me non esiste un punto di arrivo, ma ogni volta è un punto di partenza per migliorarmi sempre di più. La mia vita è una sfida con me stesso.

Il tempo è dalla mia parte… #bepositive!

 

Atletica leggera: Francesco Maurello

Correre, lanciare, inseguire… gesti legati alla sopravvivenza che l’uomo compie fin dagli albori. Senza sapere che un giorno sarebbero diventati vere e proprie discipline agonistiche.

Le origini dell’atletica leggera, intesa come sport, risalgono all’antica Grecia. Tanto che se ne trova celebrazione in poemi, statue e pittura. Gli sportivi suscitavano già da allora un grande interesse e venivano seguiti e onorati.

Oggi l’atletica leggera è formata da un insieme di diverse discipline olimpiche, che consistono in corse su pista, su strada, campestri o in montagna, marce, salti in elevazione e in estensione, lanci e prove multiple.

Oggi seguire e onorare un atleta o uno sportivo è molto più semplice grazie alla rete.

E lo sa bene Francesco, che è un influencer. Conosciamolo insieme.

Ciao, sono Francesco Maurello.

Ho 25 anni e sono un ex atleta di atletica leggera. Ad oggi continuo ad allenarmi ma principalmente faccio l’allenatore di atletica leggera, il preparatore atletico della prima squadra del Milan femminile e il personal trainer ormai da 5 anni a questa parte.

Il basket è stata la mia prima passione. L’ho praticato fino all’adolescenza, quando ho cominciato con l’atletica leggera e ho scoperto di essere un discreto velocista. I 100 metri sono stati la mia adrenalina più grande e hanno cambiato la mia vita. 
Seguendo la passione per lo sport, mi sono infatti laureato in Scienze Motorie presso l’Università di Milano e sto continuando i miei studi con una laurea magistrale in Scienza, Tecnica e Didattica dello Sport. Inoltre ho conseguito le qualifiche di istruttore federale FIDAL e Personal trainer di 2° livello entrambi riconosciuti dal CONI.

Nella mia esperienza da velocista di atletica leggera ho avuto la fortuna di partecipare a vari campionati italiani, vincendo anche diverse medaglie. Ho preso parte anche a gare importanti a livello nazionale e internazionale. Tutte queste esperienze mi hanno insegnato a essere molto concentrato e determinato nel raggiungere un obiettivo, cosa fondamentale adesso che ho deciso di dedicarmi a distanze come i 10 km e alla mezza maratona.

Aver praticato a livello agonistico per molti anni mi ha aiutato in questo cambio di distanze e di allenamenti, soprattutto nella sopportazione della fatica e nella gestione degli impegni.

I social? Utilizzo molto il mio canale Instagram non solo per trasmettere la mia passione per lo sport, ma anche per motivare i ragazzi che mi seguono.

Per cercare di dare qualche contenuto tecnico in più e approfondire in maniera più articolata, ho aperto il sito Fitness Tips, dove pubblico articoli con riferimenti scientifici su diversi argomenti.

Lo sport per me è uno stile di vita, non un appuntamento obbligatorio fissato in agenda: questo è il consiglio che più mi piace condividere ogni giorno, sia online che offline.

Yoga: Sayonara Motta

È stata incoronata la “Donna più influente nel fitness mondiale”.

Ha uno spirito energico e positivo che si impegna a diffondere in tutto ciò che fa.

Ha ricevuto molti riconoscimenti per le sue doti atletiche, la sua professionalità e il suo talento artistico, tanto che è stata la coreografa dei più grandi campioni mondiali delle sue discipline.

Dicono che sia un’innovatrice con una personalità forte e creativa.

Ecco a voi l’inarrestabile Sayonara!

Ciao, sono Sayonara Motta.

Sono nata in Brasile e sono laureata in scienze motorie. Dopo la laurea ho fatto un master di studi in biomeccanica, ho studiato fitness management e mi sono specializzata in tutta la parte olistica, ovvero tutto ciò che riguarda l’integrazione del corpo, quindi anche antigravity e yoga.

Sono stata un’atleta, ho sempre fatto danza tutta la vita. Ho iniziato quando avevo 4 anni, grazie a un’intuizione di mia madre: ero una bambina inquieta e la mamma mi ha messa a fare ginnastica.

Verso la fine degli anni ’80 ho conosciuto l’aerobica, mi sono appassionata, ho iniziato a fare gare e ho vinto 2 mondiali di ginnastica aerobica. Queste vittorie mi hanno portato visibilità: ho iniziato a viaggiare in tutto il mondo, ho lasciato il Brasile, ho lavorato a Los Angeles e Beverly Hills, sono stata in Giappone, poi in Europa. Arrivata qui in Italia sono diventata Coreografa della nazionale italiana di aerobica e ho gareggiato per l’Italia vincendo un secondo posto in un campionato italiano, a Genova nel ‘94.

Durante il mio periodo di gara agonistico sono stata in agonia anche col mio corpo perchè ti rompi, ti devi riprendere e in questi momenti ho sempre affiancato lo yoga allo sport.

La prima formazione l’ho fatta in America: era il ‘97 ed erano i primi corsi di Power Yoga al mondo. Mi sono certificata a New York.

Questa specializzazione mi ha aiutata molto con il primo chakra, che è collegato al radicamento e serve per capire chi sei, dove sei, dove vai.

Oltre a praticare lo yoga ho studiato e mi sono specializzata nell’anatomia dello yoga. Poi ho fondato la mia scuola Fit education, che forma istruttori nelle varie tematiche del fitness per migliorare background e approccio al cliente.

Oltre a questo, c’è un altro grande capitolo della mia vita legato a Nike. Sono sempre stata atleta Nike, lavoro con loro da 25 anni. Dapprima sono stata atleta e modella anche di una campagna di comunicazione mondiale, poi ora sono trainer. Sono Nike Master Trainer, un ruolo che pochi altri hanno a livello globale nel mondo, per cui sviluppo programmi di diffusione per Nike, come consulente.

Mi definisco un’esperta di fitness. Non c’è separazione tra il fitness e la mia vita, perché il senso della mia vita è lo sport, è fare quello che mi fa vivere meglio. Aiutare le persone a vivere meglio. C’è un legame, un’integrazione tra me e lo sport e ogni giorno sono sempre più convinta che sia così.

Un successo sportivo importante? Quando gareggiavo ho vinto due mondiali, tanti europei e tante altre gare. Il successo e la vittoria sono una forma di doping incredibile. Quando chiamano il tuo nome e senti “terzo posto, secondo posto, primo posto” è una consacrazione quasi orgasmica. Ti rendi conto che tutti i sacrifici e gli allenamenti e la fatica che hai fatto ne sono valsi la pena. E lo rifaresti. E questo è la cosa più bella.

I successi sportivi aiutano a calmare il tuo ego. Ho gareggiato sempre per me stessa. Non volevo sapere chi ci fosse in gara. Sfidavo me stessa per essere sempre migliore. Così rispettavo tutti gli altri, senza una barriera mentale legata alla classifica e al concetto di migliore o peggiore. Tutti sono campioni. La valutazione che mi veniva data era in parte tecnica, ma anche molto legata al carisma: dovevi essere in grado di arrivare al cuore del giudice. Io puntavo su questo.

Dopo, quando ho smesso di gareggiare, ho trasferito l’adrenalina derivante dall’essere la numero uno agli altri, per cercare sempre di essere l’eccellenza. Così in tutti i miei lavori, il rapporto con i partner e alla scuola do il meglio di me, rispetto tutti, guardo avanti e non guardo quello che fanno gli altri.

Mi baso su quello in cui credo. Questa sicurezza viene quando hai calmato il tuo ego.

Oggi su Instagram è facile, tutti possono diventare influencer senza aver fatto sacrifici. È facile imitare, ma a volte manca la sicurezza che deriva dall’esperienza vera.

Sono la persona che sono grazie alla pratica dello sport vero, grazie al sacrificio, non per il fatto di essere un istruttore di fitness.

Che rapporto ho con i canali social? Conflittuale. So quanto siano importanti e ho dovuto diventare autorevole anche in questo settore, ad esempio su Instagram, perché lavorando con le aziende ti chiedono es. il numero di follower. Da 4 anni ho agenzia che mi segue e mi aiuta a far crescere i follower in modo organico. È stato un lavoro fatto a tavolino, collegando blog, news ed eventi. Faccio tante cose per cui mi basta solo raccontare quello che faccio e viene tutto naturale.

I social media sono fondamentali per far vedere un’altra parte di me. Dico che ho un rapporto conflittuale perché non sono una guru, non metto frasi, ma comunico me stessa e le mie idee. Anche quando lavoro con i partner cerco di comunicare sempre un messaggio.

Questa comunicazione va di pari passo con la diffusione di quello che penso perché oggi tutto è digitale e va veloce. Instagram è un canale fondamentale per arrivare ai giovani, alle ragazze.

Un progetto importante a cui ho lavorato per la progettazione e sto lavorando per la realizzazione è “Nulla può fermarci”. Lo scopo è avvicinare allo sport le ragazze dai 15 ai 18 anni. Lo portiamo avanti con la madrina Bebe Vio per far conosce lo sport come un’ancora, un porto sicuro per la vita. Il progetto ha vinto anche un premio. Abbiamo fatto molti eventi dedicati a diverse discipline, come box, dancing e yoga.

Un altro progetto a cui tengo è dedicato alle donne di 50 anni. È la mia età e ci tengo. Faremo dei podcast per avvicinarle e aiutarle a superare problemi, come ad esempio quelli legati alla menopausa.

Ultimo tema a cui mi sto dedicando ora è lo yoga come terapia per lo stress management, per aiutare le donne in carriera a gestire lo stress grazie allo yoga.