Jacopo Massari, classe ’88, gioca nella Lube Volley di Civitanova come schiacciatore. Nella sua carriera ha vinto parecchio: due scudetti, una Champions League, un Mondiale per club, una Supercoppa, un bronzo europeo e un argento alla qualificazione olimpica Tokyo 2015.

 

Lo abbiamo sentito per chiedergli come sta e come procede il suo lockdown quale pallavolista professionista. Ecco cosa ci ha raccontato.

 

Ciao a tutti, ormai da più di tre settimane siamo in quarantena forzata. Per un giocatore professionista come me, il passaggio da due allenamenti al giorno di normale routine a blocco totale è stato davvero molto forte. Poter fare solo uno o due allenamenti al giorno in casa, senza gioco, senza squadra o avversari, è stata molto forte come cosa da affrontare.

 

Durante la prima settimana ho cercato di ottimizzare il mio tempo e studiare. Sono iscritto a Scienze Motorie e mi mancano tre esami alla laurea. Ho cercato di concentrarmi sullo studio per non perdere tempo utile e tenere la testa impegnata.

Ho letto anche due libri: Niente teste di cazzo, che parla degli All Blacks, anche da un punto di vista di coaching motivazionale, descrivendo il cambiamento effettuato dalla squadra in un momento di crisi per alimentare il proprio ciclo; poi Fratelli di sangue di Gratteri sulla mafia. Li ho trovati interessanti entrambi.

Sempre nella prima settimana mi sono dilettato in cucina, cosa che non faccio spesso. Ho preparato un po’ di tutto e mi sono anche stupito perché ho fatto la pizza per la prima volta ed è venuta molto buona, sono fiero del risultato. Di solito prediligo primi e risotti, che mi piacciono di più. Dopo i primi sette giorni però ho cercato di ritornare a una sana alimentazione, per evitare di perdere o prendere peso e non avere poi la forma fisica adatta per l’attività sportiva.

Mi sono viziato per un po’, ma dopo mi sono rimesso in riga.

 

Dopo tre settimane mi mancano molto gli affetti, la famiglia, gli amici. E la squadra ovviamente. In due anni siamo riusciti a creare un gruppo molto legato. Mancano molto quei momenti la sera a cena dopo gli allenamenti e la semplice quotidianità da spogliatoio.

Sono consapevole che la situazione siamo molto grave e che quello che viviamo noi, le nostre limitazioni, siano solo una piccola difficoltà a confronto.

Dal punto di vista psicologico, mi sta aiutando anche fare yoga e meditazione. Li porto avanti da alcuni anni e ora cerco di praticarli dato che ho più tempo e meno contatti. Possono aiutare.

Con i compagni ci siamo tenuti sempre in contatto, tramite video chiamate di gruppo.

Tutti i giorni alle 16.30 facevamo un allenamento di gruppo via Zoom, con il nostro preparatore. Questa attività ci ha dato la possibilità di allenarci e restare in contatto, far sembrare che l’attività continuasse senza stacco totale dalla Società e dai compagni.

Le video chiamate per fare gruppo sono state e sono molto importanti. Diversi ragazzi non hanno famiglie e noi siamo per loro una seconda famiglia molto unita. Questo è molto importante dal punto di vista mentale.

L’online è stato quindi fondamentale in questo periodo. Ho cercato di usare i social non in maniera compulsiva per condividere qualsiasi cosa succedesse, ma ho sostenuto la raccolta fondi promossa da  Simone Giannelli a favore della Protezione Civile, che ha coinvolto tutti i capitani delle squadre di pallavolo. Ho cercato di far sì che fossero coinvolte più persone possibile.

La società ha poi organizzato una serie di dirette di 30/45 minuti per stare vicini ai tifosi e ho partecipato. È importante stare vicini a giocatori che non vedi da tanto e sentirsi legati alla squadra.

 

Il Campionato è stato appena sospeso, si aspettava che la Lega si pronunciasse per i playoff, per vedere se si poteva andare avanti invece hanno chiuso tutto. Campionato finito, compresa l’assegnazione delle retrocessioni.

Siamo liberi di tornare a casa, però io starò qui ancora 15 giorni, cercando di avere meno contatti possibili con l’esterno – per avere un po’ più di sicurezza e cercare di essere un soggetto meno a rischio – per poi tornare a casa dai famigliari.

 

Prossimi progetti? Finirò gli studi e aspetterò di capire dove si va a giocare.

C’è un progetto che porto avanti da tre anni insieme a quattro soci e grandi amici, si tratta degli Emilia Summer Games che si svolgono a Sorbolo (PR) e che sono un torneo multi sportivo. Quest’anno sarebbe la terza edizione, a Luglio, ma non so se la faremo. Cerco in ogni caso di lavorarci per inserire ulteriori sport – come basket in carrozzina e sitting volley – per farlo diventare un evento a 360°.