Yoga: Sayonara Motta

È stata incoronata la “Donna più influente nel fitness mondiale”.

Ha uno spirito energico e positivo che si impegna a diffondere in tutto ciò che fa.

Ha ricevuto molti riconoscimenti per le sue doti atletiche, la sua professionalità e il suo talento artistico, tanto che è stata la coreografa dei più grandi campioni mondiali delle sue discipline.

Dicono che sia un’innovatrice con una personalità forte e creativa.

Ecco a voi l’inarrestabile Sayonara!

Ciao, sono Sayonara Motta.

Sono nata in Brasile e sono laureata in scienze motorie. Dopo la laurea ho fatto un master di studi in biomeccanica, ho studiato fitness management e mi sono specializzata in tutta la parte olistica, ovvero tutto ciò che riguarda l’integrazione del corpo, quindi anche antigravity e yoga.

Sono stata un’atleta, ho sempre fatto danza tutta la vita. Ho iniziato quando avevo 4 anni, grazie a un’intuizione di mia madre: ero una bambina inquieta e la mamma mi ha messa a fare ginnastica.

Verso la fine degli anni ’80 ho conosciuto l’aerobica, mi sono appassionata, ho iniziato a fare gare e ho vinto 2 mondiali di ginnastica aerobica. Queste vittorie mi hanno portato visibilità: ho iniziato a viaggiare in tutto il mondo, ho lasciato il Brasile, ho lavorato a Los Angeles e Beverly Hills, sono stata in Giappone, poi in Europa. Arrivata qui in Italia sono diventata Coreografa della nazionale italiana di aerobica e ho gareggiato per l’Italia vincendo un secondo posto in un campionato italiano, a Genova nel ‘94.

Durante il mio periodo di gara agonistico sono stata in agonia anche col mio corpo perchè ti rompi, ti devi riprendere e in questi momenti ho sempre affiancato lo yoga allo sport.

La prima formazione l’ho fatta in America: era il ‘97 ed erano i primi corsi di Power Yoga al mondo. Mi sono certificata a New York.

Questa specializzazione mi ha aiutata molto con il primo chakra, che è collegato al radicamento e serve per capire chi sei, dove sei, dove vai.

Oltre a praticare lo yoga ho studiato e mi sono specializzata nell’anatomia dello yoga. Poi ho fondato la mia scuola Fit education, che forma istruttori nelle varie tematiche del fitness per migliorare background e approccio al cliente.

Oltre a questo, c’è un altro grande capitolo della mia vita legato a Nike. Sono sempre stata atleta Nike, lavoro con loro da 25 anni. Dapprima sono stata atleta e modella anche di una campagna di comunicazione mondiale, poi ora sono trainer. Sono Nike Master Trainer, un ruolo che pochi altri hanno a livello globale nel mondo, per cui sviluppo programmi di diffusione per Nike, come consulente.

Mi definisco un’esperta di fitness. Non c’è separazione tra il fitness e la mia vita, perché il senso della mia vita è lo sport, è fare quello che mi fa vivere meglio. Aiutare le persone a vivere meglio. C’è un legame, un’integrazione tra me e lo sport e ogni giorno sono sempre più convinta che sia così.

Un successo sportivo importante? Quando gareggiavo ho vinto due mondiali, tanti europei e tante altre gare. Il successo e la vittoria sono una forma di doping incredibile. Quando chiamano il tuo nome e senti “terzo posto, secondo posto, primo posto” è una consacrazione quasi orgasmica. Ti rendi conto che tutti i sacrifici e gli allenamenti e la fatica che hai fatto ne sono valsi la pena. E lo rifaresti. E questo è la cosa più bella.

I successi sportivi aiutano a calmare il tuo ego. Ho gareggiato sempre per me stessa. Non volevo sapere chi ci fosse in gara. Sfidavo me stessa per essere sempre migliore. Così rispettavo tutti gli altri, senza una barriera mentale legata alla classifica e al concetto di migliore o peggiore. Tutti sono campioni. La valutazione che mi veniva data era in parte tecnica, ma anche molto legata al carisma: dovevi essere in grado di arrivare al cuore del giudice. Io puntavo su questo.

Dopo, quando ho smesso di gareggiare, ho trasferito l’adrenalina derivante dall’essere la numero uno agli altri, per cercare sempre di essere l’eccellenza. Così in tutti i miei lavori, il rapporto con i partner e alla scuola do il meglio di me, rispetto tutti, guardo avanti e non guardo quello che fanno gli altri.

Mi baso su quello in cui credo. Questa sicurezza viene quando hai calmato il tuo ego.

Oggi su Instagram è facile, tutti possono diventare influencer senza aver fatto sacrifici. È facile imitare, ma a volte manca la sicurezza che deriva dall’esperienza vera.

Sono la persona che sono grazie alla pratica dello sport vero, grazie al sacrificio, non per il fatto di essere un istruttore di fitness.

Che rapporto ho con i canali social? Conflittuale. So quanto siano importanti e ho dovuto diventare autorevole anche in questo settore, ad esempio su Instagram, perché lavorando con le aziende ti chiedono es. il numero di follower. Da 4 anni ho agenzia che mi segue e mi aiuta a far crescere i follower in modo organico. È stato un lavoro fatto a tavolino, collegando blog, news ed eventi. Faccio tante cose per cui mi basta solo raccontare quello che faccio e viene tutto naturale.

I social media sono fondamentali per far vedere un’altra parte di me. Dico che ho un rapporto conflittuale perché non sono una guru, non metto frasi, ma comunico me stessa e le mie idee. Anche quando lavoro con i partner cerco di comunicare sempre un messaggio.

Questa comunicazione va di pari passo con la diffusione di quello che penso perché oggi tutto è digitale e va veloce. Instagram è un canale fondamentale per arrivare ai giovani, alle ragazze.

Un progetto importante a cui ho lavorato per la progettazione e sto lavorando per la realizzazione è “Nulla può fermarci”. Lo scopo è avvicinare allo sport le ragazze dai 15 ai 18 anni. Lo portiamo avanti con la madrina Bebe Vio per far conosce lo sport come un’ancora, un porto sicuro per la vita. Il progetto ha vinto anche un premio. Abbiamo fatto molti eventi dedicati a diverse discipline, come box, dancing e yoga.

Un altro progetto a cui tengo è dedicato alle donne di 50 anni. È la mia età e ci tengo. Faremo dei podcast per avvicinarle e aiutarle a superare problemi, come ad esempio quelli legati alla menopausa.

Ultimo tema a cui mi sto dedicando ora è lo yoga come terapia per lo stress management, per aiutare le donne in carriera a gestire lo stress grazie allo yoga.

Slopestyle: Diego Caverzasi

Se diciamo Slopestyle? Tranquilli, capita a tutti.

Si tratta di una disciplina riconosciuta come olimpionica per sci e snowboard. Ma c’è anche chi la pratica con la mountain bike. L’obiettivo dello slopestyle è realizzare salti e acrobazie lungo una pista in discesa, studiata con precise rampe o ostacoli. I punti di gara vengono assegnati sulla base della difficoltà delle acrobazie e dell’altezza dei salti, che devono essere eseguiti correttamente.

Sapevate che in Italia abbiamo 2 giovani talenti, conosciuti a livello internazionale?

Vi facciamo conoscere Diego.

 

Ciao a tutti, sono Diego Caverzasi, ho 25 anni, vivo in provincia di Varese e sono un atleta professionista di Slopestyle.

Ho iniziato a praticare questo sport sin da piccolo, quando avevo 8 anni grazie alla presenza di un piccolo bike park vicino a casa. Con il passare degli anni mi sono appassionato sempre di più alla disciplina iniziando a fare anche le prime competizioni a livello italiano.

Nel 2010 ho partecipato alla mia prima competizione del FMB World Tour, il campionato mondiale di slopestyle che ancora tutt’ora svolgo ogni anno.

Ad oggi sono uno degli unici due professionisti in questa disciplina in Italia con Torquato Testa, ed entrambi siamo nella top 10 del ranking mondiale.

Tutta la mia preparazione per quanto riguarda la bici ed i trick, l’ho sempre fatta da autodidatta ispirandomi ad altri rider ed imparando dai video.
Oltre ad essere un atleta professionista sono anche un meccanico ciclista presso il negozio Base Bike di Rivera.

Ci racconti un’esperienza importante?

Mi è rimasto molto bene in mente la mia prima vittoria al 26Trix di Leogang nel 2016, è stata la prima volta che vincevo un evento internazionale di quel livello e davanti a tutti i rider più forti.
Lo ricordo molto bene perchè feci una run pazzesca che comprendeva trick come Frontflip barspin, backflip barspin to tailwhip, backflip cliffangher, che per chi non conosce lo sport e non sa di cosa sto parlando vi posso assicurare sono cose che non si vedono tutti i giorni.

Ancora adesso fatico a credere di averlo fatto, ma ancora più incredibile è stato l’anno successivo che sono riuscito a ripetermi sempre lì a Leogang nonostante le condizioni fisiche pessime. Qualche settimana prima della gara avevo subito una brutta caduta che implicò la contrattura di un muscolo sottoscapolare, molto difficile da massaggiare e quindi da sciogliere e risolvere la contrattura. Così mi portai dei dolori terribili per circa un mese, tant’è che durante i due giorni di gara dovevo dopo ogni giro di prova fermarmi per 10 minuti dal fisioterapista presente sul posto per un breve massaggio per poter alleviare il dolore. Questa prassi continuò durante le prove, qualifiche e finali.
Quella vittoria sofferta mi ha reso consapevole di essere capace di molto di più di quanto pensavo fino a quel giorno.

Come usi i tuoi canali social? Quanto sono importanti per comunicare la tua passione sportiva?

Al giorno d’oggi per fare questo lavoro è essenziale essere super attivi sui social network. Personalmente ho una pagina InstagramFacebook e da poco un canale YouTube che sto cercando di spingere perchè penso che YouTube sostituirà la Televisione.
La facilità che questi mezzi ti danno di raggiungere il pubblico è incredibile, ma soprattutto ti danno la possibilità di mostrarti su un palcoscenico globale e di creare dei contenuti a tuo piacimento, senza filtri.